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Donne e startup

1024 1007 Gianluca Giordani

Personalità e impegno, capacità di essere madri in carriera e passione per il mondo dell’innovazione.
A tu per tu con le ragazze del team di Day One, che ci raccontano il loro punto di vista sulla realtà delle donne che lavorano nel panorama dell’innovazione.

Del coinvolgimento delle donne nella vita managerieale del paese, ormai, se ne parla tanto.
Nonostante la presenza femminile nell’universo dell’imprenditoria innovativa sia in aumento, i dati mostrano un panorama startup italiano ancora poco rosa.

Secondo un rapporto di Unioncamere, su circa 7400 startup innovative presenti in Italia, sono solo 3175 i casi in cui vi è il conivolgimento di almeno una donna nell’azienda.

Il WIPO (Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale) stima che in Italia solamente nel 17% dei casi in un brevetto è presente una donna, e che ciò accade solo in determinati settori come chimica, biotecnologie, medicina o farmaceutico (dove la componente femminile è più rilevante).

Al di là delle possibili motivazioni – come la scarsa propensione a fare ricerca applicata nelle facoltà scientifiche dove la componente femminile è meglio rappresentata –  in questo articolo di #TechTips per l’8 marzo 2019, vogliamo dare spazio al pensiero di Francesca, Irene, Valeria, Anna e Teresa (la componente rosa del team Day One) che ci parlano della loro esperienza di donne e manager all’interno nel panorama italiano dell’innovazione tecnologica e delle startup.

Maggiori possibilità si, ma ancora barriere?

Devo dire che in Day One abbiamo la fortuna di vivere in un ambiente di lavoro assolutamente inclusivo ed egualitario, con una grande presenza femminile che, secondo me, si fa anche sentire forte e chiaro!
Spesso, però, è nei rapporti con l’esterno che si ha la sensazione di dover faticare un po’ per “farsi prendere sul serio”. Dal mio punto di vista, infatti, anche l’ambiente delle startup è ancora molto legato ad un’idea un po’ stereotipata dell’ ”uomo d’affari”. In questi casi da parte nostra è spesso richiesto un surplus di determinazione per ribadire il nostro ruolo e la nostra competenza.
Se a questo poi ci si aggiunge l’essere giovani allora lo sforzo diventa doppio!
Ad esmpio, più di una volta parlando con un cliente mi è stata detta la fatidica frase “Si certo, sono sicuro che tu sia una persona molto intelligente, ma…” Ma sei troppo giovane? Ma sei solo una ragazza? Non so!  Certo, è servito tempo per instaurare un rapporto di fiducia; ovviamente, tutti i dubbi sono poi spariti davanti alla qualità del lavoro presentato. Irene

Carattere, determinazione e preparazione: alle donne servono di più? 

Non credo che servano maggiormente nel caso di noi donne, ma di sicuro il carattere e la determinazione di una donna sono sempre delle caratteristiche che saltano agli occhi in ambito professionale. Forse perché sembrano essere aspetti dalla connotazione fortemente maschile mentre in una donna si immagina di trovare principalmente sensibilità e delicatezza, aggettivi che non richiamano alla mente un carattere forte e determinato, almeno non in prima battuta.Valeria

Ritengo che a parità di competenze anche nel panorama startup le donne devono spesso dimostrare di essere “più brave” per rendersi credibili. Il rischio che la donna venga professionalmente sminuita è ancora abbastanza alto. Penso che preparazione e determinazione siano sicuramente necessarie e facciano la differenza, ma non certo perché si è donne: sono obbligatorie in ogni caso per svolgere il proprio lavoro al meglio, a prescindere da questioni di genere.
Quello che viceversa per le donne può fare la differenza è il carattere. È quello in fin dei conti, a parità di preparazione, a permettere loro di emergere e farsi ascoltare dove è alto il rischio che non vengano riconosciute le loro capacità; e il carattere va rafforzato fino dalla più giovane età perché quando si è giovani il rischio di non essere valutati per ciò che si è diventa ancora più alto.
Francesca

Il mio pensiero è che uomini e donne siano capaci di carattere e determinazione in egual misura, sebbene queste siano delle caratteristiche fortemente personali. La preparazione è di sicuro la “skill” più oggettiva e sicuramente un’arma potente in contesti fortemente sbilanciati verso il genere maschile.
Non posso negare di essermi trovata in situazioni, in cui l’interesse per la conversazione e l’attenzione siano cresciute vertiginosamente quanto più le argomentazioni risultavano complesse.
Dunque, la preparazione conta? A mio dire, si. Perché permette di scendere in campo su un terreno neutro e con armi pari e dimostrare, qualora qualcuno pensi il contrario che l’estetista e il parrucchiere non sono la nostra principale occupazione. Sono una condizione di contorno!” Teresa

A noi potete dirlo: è vera la leggenda dell’essere multitasking e del “Sesto senso” delle donne? 🙂


Beh, inutile ricordare del famoso sesto senso delle donne…ci si può credere o meno, ma accade spesso che questa forma di comunicazione e comprensione dell’altro che ci sta di fronte o di una situazione in cui ci si ritrova, passa attraverso un modo sottile e impercettibile ai più (soprattutto maschietti).
A volte questa capacità è una skill utile nel capire e anticipare gli esiti di una discussione, a volte diventa quasi un’arma del diavolo perché si esagera nell’intercettare dettagli che forse non sono importanti e quindi si generano mostri inesistenti…l’ideale e cercare di fidarsi di questo intuito femminile ma senza forzarlo quando non entra in gioco perché vuol dire che non è necessario farne uso.Valeria

Non è vero che siamo tutte così multitasking come si dice!” Irene

L’occupazione nel settore startup e nella ricerca scientifica in generale è fortemente sbilanciata verso il genere maschile. In base alla vostra esperienza, cosa manca e cosa si dovrebbe fare per invertire la tendenza?

Crederci di più. Attraverso il nostro lavoro in Day One conosciamo spesso startup hi-tech completamente “rosa” o buona parte del team al femminile. Quello che mi sento di dire a tutte le donne che hanno in mente per loro un progetto ambizioso è: studiate tanto e preparatevi a brillare nel firmamento dell’innovazione. Motivazione sempre, perché nessuno è secondo a nessuno! Teresa
Quello che manca forse è un incentivo alle donne perché prendano maggiore consapevolezza di avere tutte le carte in regola per cimentarsi nel mondo dell’innovazione con successo. Non esiste mestiere da uomo e mestiere da donna. Esistono intelligenza, competenze, attitudini, passioni, idee rivoluzionarie, energia, ambizione. Bisognerebbe invertire la tendenza da piccoli. In famiglia, stimolando l’autostima delle bambine e non relegandole in stereotipi femminili (come avviene nei giochi, ad esempio);
a scuola, incoraggiandole a misurarsi sul terreno della scienza e assecondando il loro eventuale interesse per le discipline STEM coniugate con quelle umanistiche.” Francesca
Forse dare maggiori responsabilità proprio alle donne che sembrano essere le candidate meno adatte (e parallelamente fornire degli strumenti che aiutino a gestire questi ruoli conciliando anche le esigenze personali) come le mamme o comunque coloro che hanno una famiglia da gestiere fuori dal lavoro; perché affronterebbero le dinamiche professionali con lo spirito di chi già ha vissuto quella situazione, ma con “clienti” diversi che richiedono dei profitti meno tangibili e quantificabili a breve termine.” Valeria


Essere mamma e Innovation Manager

Sicuramente fare la mamma e l’Innovation Manager allo stesso tempo risulta più o meno facile a seconda del paese in cui vivi, ahimè. 
La presenza sia sul territorio di strumenti di Welfare e all’interno delle aziende private che permettano di conciliare le due cose, costituisce un propellente importante per poter restituire alla neomamma anche una vita professionale stimolante che magari aveva prima del “nuovo progetto avviato”.
Forse sommare la “professione” di mamma a quella di manager (magari preesistente) può aiutare noi donne ad ottimizzare i tempi e le relazioni da un lato, ma richiede anche un grande slancio di energie da dedicare prima all’una e poi all’altra senza mai abbassare il livello di qualità.

Diciamo che diventa un multitasking 2.0 e richiede molta tenacia e determinazione da parte di chi non vuole rinunciare ad avere una vita ricca sia professionalmente che di affetti.” Valeria

Essere donna, ma soprattutto mamma aiuta nel lavoro di Project Manager perché consente di focalizzarsi sulle cose più importanti, capire le priorità e le tempistiche, avere sempre un piano B e non ridursi all’ultimo momento (abituati agli imprevisti che i figli, di qualsiasi età, possono causare).
Questo approccio a gestire la vita di tutti i giorni, con task piccoli e grandi, si traspone in qualche modo anche sul lavoro e, almeno per quanto riguarda la mia personale esperienza, il fatto di aver sviluppato questo tipo di mentalità è stato di enorme aiuto nel mio lavoro di manager. Anna

 

Da tutto il team Day One auguri alle nostre, auguri a tutte le donne!

AUTORE

Gianluca Giordani

Tutte le storie di: Gianluca Giordani

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