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Horizon 2020. Il report di APRE. A che punto è l’Italia?

1024 683 Gianluca Giordani

Le evidenze più interessanti emerse dal report 2018 dell’APRE sulla partecipazione italiana ad Horizon 2020.

Horizon 2020 è il più grande programma di finanziamento europeo per la ricerca e l’innovazione; siamo ormai giunti al sesto anno dei sette previsti dalla programmazione finanziaria UE (MFF 2014-2020) e l’agenzia italiana APRE, tramite i dati della Commissione Europea, ci racconta i dettagli della partecipazione italiana ad Horizon.

L’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea è il punto di riferimento italiano per quanto concerne Horizon 2020 e tutte le sue sfaccettature. Nel novembre 2018 l’agenzia ha pubblicato un ampio e dettagliato report aggiornato (più di 100 pagine) dove si analizzano i dati sulla partecipazione italiana al programma, i tassi di successo, i sub-programmi più gettonati, il tasso di successo finanziario, etc.

In questo breve articolo tenterò di riassumere le evidenze più interessanti emerse dal report APRE, risparmiandovi una lettura non proprio leggera!

I numeri di Horizon 2020

Per i sette anni di programmazione del bilancio europeo, Horizon 2020 ha una dotazione di 78 miliardi di euro, a marzo del 2018 risultano assegnati (grant agreement firmati) circa 29 miliardi. I beneficiari italiani (6.789 in tutto) hanno ricevuto fino ad ora 2,4 miliardi di euro, pari a l’ 8,3% dei fondi assegnati.
Dei tre pilastri principali del programma, quello più finanziato risulta il pilastro delle “sfide sociali” con 11,1 miliardi di euro, a seguire “eccellenza scientifica” con 10,3 miliardi e “leadership industriale” con 6,3 miliardi. L’Italia si inserisce in questo trend con più di un miliardo dei finanziamenti ricevuti nel pilastro “sfide sociali”.

Quale è la performance dei proponenti italiani?

Horizon 2020 Italia

Dal report di APRE osserviamo che il tasso di successo dei partecipanti italiani (soggetti partecipanti selezionati vs partecipanti totali) si attesta al 12,2% mentre il tasso di successo finanziario (rapporto tra contributo accordato e contributo richiesto) segna un più modesto 10,5%. Cosa ci dicono queste percentuali della partecipazione italiana ad Horizon? Per rispondere dobbiamo innanzitutto guardare alle performance degli altri paesi.

A guidare la classifica del tasso di successo c’è il Belgio, con il 17,69%, la Francia con il 17%, l’Austria con il 16,88%, i Paesi Bassi con il 16,54% e la Germania con il 16,30%. Scorrendo la classifica anche altri grandi paesi come Spagna e Regno Unito ci superano con tassi rispettivamente del 13,85% e 14,94%.
L’Italia si piazza al di sotto della media europea per tasso di successo (14,59%) ed ultima tra i grandi paesi dell’UE. La situazione peggiora addirittura per il tasso di successo finanziario dove ci attestiamo sempre ben al di sotto della media UE del 13,72% e sempre ultimi fra i grandi paesi.

Uno sguardo a questi dati indica che la partecipazione italiana si distingue per la quantità di proposte ma molto meno per la qualità, andando poi ad incidere sull’ammontare dei finanziamenti ricevuti.

Coordinamenti

Un altro dato importante che viene evidenziato dal report di APRE è quello delle performance relative ai progetti in partenariato (con almeno 3 soggetti di diversi stati membri) dove il coordinatore/capofila è un soggetto italiano.
Il dato qui è assai deludente, a fronte di 18.730 progetti a guida italiana, solo 1.532 sono stati selezionati per il finanziamento, per un tasso di successo dell’8,2%. Dato molto lontano dalle performance ben migliori di Paesi Bassi (15,5%), Belgio (15,3%), Regno Unito (14,7%), Germania (14,4%) Francia (13,6%) e Spagna (11,6%).

Fra questi spicca il Regno Unito che in termini assoluti batte tutti in quanto a progetti presentati e vinti, accaparrandosi da solo il 18,5% dei progetti Horizon 2020 selezionati (l’Italia si ferma all’ 8,8%). La situazione non migliora anche per il tasso di successo finanziario dei partenariati a guida italiana, che si ferma al 7,5% (media UE 12%) portando a casa 857 milioni di euro.
Su questo fronte eccelle invece la Germania, i coordinamenti guidati da soggetti tedeschi raggiungono un tasso di successo finanziario del 18% accaparrandosi 2,16 miliardi di euro. Emerge quindi che i progetti a guida italiana faticano ad aggiudicarsi i fondi Horizon rispetto ai “rivali” e che ancora una volta prevale la quantità sulla qualità. Si pensi infatti che tra Francia e Italia, quasi a parità di numero di coordinamenti vincitori (1.591 vs 1.532), la prima ha guidato “solo” 11.656 progetti contro i 18.730 dell’Italia.

Enti Finanziati ed aree d’interesse

Nella sezione finale del report si analizza la tipologia degli enti beneficiari dei fondi Horizon 2020 e i sottoprogrammi/temi in cui essi si cimentano maggiormente. Gli enti considerati sono cinque: 1) Istituzioni Universitarie, 2) Organizzazioni/enti di ricerca, 3) Enti pubblici, 4) Soggetti privati (for profit) 5) PMI.

In Italia, le istituzioni di tipo universitario risultano essere al primo posto per contributi finanziari ricevuti da Horizon 2020 (27,5% dei fondi totali), concentrati nei programmi relativi alla ricerca scientifica e alla formazione dei ricercatori. Al secondo posto tra i beneficiari (25,7%) troviamo le Organizzazioni/enti di ricerca, le quali si concentrano nei sottoprogrammi dedicati a salute, infrastrutture e ricerca scientifica.
Seguono i soggetti for profit (22,2%), che invece prediligono progetti su temi energetici, tecnologie informatiche e trasporti. Quarte le PMI, beneficiarie del 18,9% dei fondi, che spaziano da progetti legati all’energia, al cibo, all’ambiente, all’ ICT, ai trasporti, fino alle nanotecnologie e ai materiali avanzati. Chiudono il cerchio gli enti pubblici (4,1%), inseriti in progetti legati all’ambiente, alla salute e all’energia.

Conclusioni

Con due anni di programmazione finanziaria europea restanti (siamo appena entrati nel penultimo anno) la performance finora registrata dei soggetti italiani nel contesto di Horizon 2020 presenta più ombre che luci.

Ci collochiamo sistematicamente dietro a tutti i grandi Paesi europei (e sotto la media UE) per quanto concerne tasso di successo dei partecipanti, tasso di successo finanziario e tasso di successo dei coordinamenti. Come detto in precedenza, sembra emergere una partecipazione orientata poco alla qualità delle proposte, ma caratterizzata dalla numerosità delle stesse. Il deficit nella capacità gestionale delle proposte sembra poi trovare conferma nel dato deludente dei partenariati a guida italiana beneficiari di fondi Horizon.

Nonostante ciò, il report di APRE sottolinea dei miglioramenti nella performance italiana tra i periodi 2014-2016 e 2014-2017 segno che forse il sistema paese, seppur con ritardo, cerca di recuperare.

Nella migliore tradizione italiana trattasi di miglioramenti tra lo 0,5 e l’1%; non grandissimi, ma pur sempre miglioramenti, in un settore come quello della ricerca e dell’innovazione che, in Italia, ha bisogno di tutte le risorse disponibili e non può certo fare a meno dell’Europa.

Analisi e articolo di Giulio Poggiaroni, cui vanno i nostri ringraziamenti.

AUTORE

Gianluca Giordani

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