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Innovation Manager - cosa fa

Innovation Manager e Green Economy: l’esperienza del Green Deal Europeo


La prima parte del 2020 ha visto gli Innovation Manager di Day One concentrati su progetti  di eco-innovazione per startup italiane ed europee nell’ambito del Green Deal Europeo.

Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, la più grande società d’investimento del mondo, sostiene che nei prossimi anni raddoppieranno l’offerta di fondi indicizzati  conformi ai principi Esg, vale a dire a tematiche ambientali, di inclusione sociale e buone regole di governo aziendale.

Per la rubrica #StorieStartup, i  nostri Innovation Manager Stefano Gay e Lorenzo Sbizzera ci raccontano la loro esperienza e le loro considerazioni.

Su quali progetti hai lavorato nell’ambito della Call Horizon 2020 dedicata al Green Deal e cosa si propongono di realizzare? Da quali criticità ambientali prendono le mosse?

Io ho lavorato al progetto di una startup tedesca la cui idea prende spunto da una serie di problemi importanti:
– 650 milioni di persone soffriranno la fame nel 2030;
– Entro il 2050 il mondo dovrà produrre il 70% in più di cibo di oggi.
In altre parole, per nutrirci nei prossimi 40 anni, dovremo produrre più cibo dell’intera produzione agricola degli ultimi 10.000 anni messi insieme. Tuttavia, oggi l’agricoltura utilizza già il 70% delle risorse mondiali di acqua dolce sulla terra.

Questa startup sta lavorando sul primo Digital Twin in ambito agricolo. Significa che il sistema è in grado di analizzare una singola coltura e predirne l’evoluzione nel tempo. Questo è possibile grazie a un sistema di machine learning che correla un enorme database di dati in continua evoluzione, con dei sensori fisici posti sul campo, tutti riuniti in singole unità di facile installazione.

 

La startup che ho seguito io sta sviluppando un innovativo processo industriale per la produzione di biodiesel rinnovabile a partire dai rifiuti urbani o industriali.
Attraverso la loro tecnologia sarà possibile riciclare in modo efficiente e sostenibile plastica, carta e scarti di lavorazioni industriali ottenendo un carburante che può essere usato per le auto ma anche per alimentare aerei o navi.  Oltre alla produzione di biodiesel, il processo innovativo consentirà la produzione di oli rinnovabili che potranno essere utilizzati come materia prima in diversi settori quali il tessile, la produzione di nuova plastica, l’industria cosmetica.
I vantaggi sono molti:
– crea una soluzione sostenibile e vantaggiosa per il riciclo dei rifiuti, specialmente per quanto riguarda la plastica;
– aiuta a renderci indipendenti dai carburanti fossili;
– crea un nuovo modello di economia circolare, dove i rifiuti diventano la base per creare nuovi prodotti;

 

Il driver di un finanziamento pubblico dovrebbe essere: impatto realizzato dai progetti e valore creato nel territorio comunitario. Rispetto al passato, cosa avete trovato di nuovo nel Green Deal varato dalla Commissione?

Quest’anno la commissione ha voluto essere molto specifica su quello che doveva essere il target di progetto. Sono stati ammessi solo i progetti che rispondessero in modo chiaro e quantitativo ai problemi ambientali più critici, come la tutela della biodiversità e la transizione verso una filiera di produzione del cibo sostenibile.
Le aziende sono state chiamate a specificare l’impatto atteso, portando risultati già ottenuti durante le prime fasi di vita del prodotto e evidenze scientifiche supportate dai dati. Questo permetterà di scartare tutti quei progetti senza solide basi di partenza, e di focalizzarsi maggiormente su progetti che accoppiassero chiari impatti sull’ambiente e capacità business per portarli a termine.

 

 

Sono stati fissati dei paletti molto stringenti, per cui saranno ammessi al finanziamento europeo soltanto quei progetti che possono contribuire concretamente a realizzare gli obiettivi di sostenibilità fissati nel Green Deal. Ai partecipanti viene chiesto esplicitamente di quantificare con dati scientifici ed oggettivi l’impatto ambientale dell’innovazione proposta, ad esempio in termini di riduzione di CO2.

 

 

Quali sono, a tuo parere, gli errori principali che startupper e ricercatori italiani commettono nell’approcciare la ricerca di finanziamenti dell’UE e i bandi Horizon 2020?
In base alla vostra esperienza – nell’ambito di progetti green – esiste una sensibilità e un’inclinazione “naturale” per dare quello slancio in più al progetto?

L’errore principale è pensare ai finanziamenti come un fine, e non come un mezzo. Spesso ci contattano start-up al limite della forza economica, che abbiano bisogno di progetti per sopravvivere e pagare i dipendenti. Per avere una chance di essere finanziati, serve partire prima, pensando in grande. L’obiettivo dei progetti Horizon infatti è creare aziende che affrontino problemi globali, con modelli di business innovativi e un team che abbia fame di fare il grande salto.
Servono progetti ambiziosi, e saper dimostrare la capacità di saperli portare a termine, sfruttando il finanziamento solo come un trampolino di lancio intermedio verso il successo sul mercato. Un punto molto importante, secondo me, è avere dei brevetti forti e una chiara analisi del portafoglio IP dei propri potenziali competitors: questo passaggio è spesso tralasciato, ma è uno degli aspetti più convincenti per un investitore sulla capacità dei giovani startupper di diventare competitivi nei prossimi anni

La sensibilità personale su questi progetti non è importante, è l’ingrediente fondamentale. Tutti i nostri progetti sono partiti da collaborazioni con startupper che hanno capito che i nostri modelli industriali non possono più svilupparsi senza considerare l’ambiente come una risorsa preziosa che ingloba tutte le altre. Capire questo significa capire anche cosa vuole oggi un consumatore medio, e quindi avere maggiori chance di successo sul mercato. 

 

I ricercatori italiani spesso vedono i bandi Horizon 2020 come uno strumento per poter finanziare la loro attività di ricerca. Quello che invece l’Europa sta finanziando maggiormente sono startup che hanno una maggiore mentalità imprenditoriale e abbiano già stabilito un percorso chiaro per trasformare la loro idea in un’impresa di successo. Il finanziamento europeo deve essere visto, in questa chiave, solo come uno strumento per arrivare prima possibile sul mercato.

Penso che avere una inclinazione “naturale” serva tantissimo non soltanto per risultare vincenti in ottica di una richiesta di finanziamenti, ma più in generale per essere vincenti come azienda. Il mercato si è adattato tantissimo, negli ultimi anni, ad una consapevolezza sempre maggiore dei consumatori riguardo le tematiche ambientali, etiche e di sostenibilità. Un cambiamento della società e dei consumi oggi è visto come necessario, e una start-up vincente, anche nel settore high-tech, deve sviluppare prodotti che siano in linea con questo cambiamento.