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Coronavirus: quali scenari per le startup e le imprese innovative?

1024 536 Gianluca Giordani

Organizzazione, mercati e investimenti ai tempi del Coronavirus.
Uno stress-test importante per le startup

Ormai è ufficiale anche per l’Oms: la diffusione del Coronavirus può essere considerata una pandemia mondiale.
L’ultima volta che l’Oms aveva dichiarato una pandemia era nel 2009, quando l’influenza H1N1 (la cosiddetta «suina») colpì migliaia di persone.
Il Covid-19 si sta diffondendo in ogni parte del globo e, al momento della stesura di questo articolo, si contano a livello mondiale oltre 140.000 contagi e, purtroppo, oltre 6000 decessi.

Le stringenti misure adottate dal settore pubblico cinese stanno avendo effetti positivi con molti pazienti guariti; tali iniziative hanno frenato la diffusione del virus, riducendo drasticamente l’aumento dei contagi giornaliero.

Se in Cina, quindi, si inizia ad intravedere la fine dell’emergenza, in Europa e nel resto del mondo occidentale stiamo entrando nella fase più critica.
Essendo questa del Coronavirus un’epidemia, è naturale che prima o poi ne usciremo anche noi, seppur con non poche difficoltà. Se da un lato, quindi, possiamo (e dobbiamo) pensare al futuro con fiducia, dall’altro dobbiamo fare i conti con le conseguenze economiche di quella che sarà la più grande crisi economica dal 2008, a cui dobbiamo iniziare ad approcciarsi in maniera consapevole.

Come il Coronavirus, così la crisi economica: nessuna distinzione!

Ci vorrà molto tempo, probabilmente diversi mesi, prima di poter essere certi che il Coronavirus sia stato contenuto. Ci vorrà ancora più tempo per l’economia globale per riprendersi in pieno.
Gli impatti economici, specialmente nel breve periodo, sono in gran parte correlati all’interruzione della domanda di beni dovuta a quarantene, restrizioni di viaggio e chiusure di strutture.
Molte aziende potrebbero sperimentare un forte indebolimento della domanda, altre seri problemi  di approvvigionamento.
Aziende di hardware, direct-to-consumer e retail potrebbero trovarsi nella situazione di rivedere in toto i loro rapporti commerciali con i fornitori asiatici.

Nel breve-medio periodo, tuttavia, gli esperti hanno espresso preoccupazione soprattutto per le interruzioni dal lato dell’offerta legate a perdite di produttività del personale.
Quest’ultimo punto è, probabilmente, quello che maggiormente interessa le startup nel periodo post epidemia da Coronavirus.

In che modo l’epidemia di Coronavirus metterà alla prova le startup? 4 punti chiave.

1) FUNDRAISING

Linfa e obiettivo di ogni startup, i finanziamenti privati ​​potrebbero attenuarsi in modo significativo nei mesi successivi al picco dell’epidemia, come è accaduto dopo la crisi del 2008.
Tuttavia, parlando di startup, ci sono alcuni casi in cui periodi difficili hanno fatto da traino a tali investimenti.
Airbnb e Stripe, ad esempio, sono state fondate e forgiate proprio nel bel bezzo della crisi finanziaria. Spesso, infatti, i vincoli focalizzano la mente e forniscono terreno fertile per la creatività e la buona volontà.

Vero è che i fondi di investimento e i business angel, in situazioni come questa, tendono a stringere sulle clausole dei contratti in loro favore e ad essere di manica meno larga. Tuttavia, bisogna sempre ricordare che i VC che investono in startup sono “abituati” a investimenti con forte grado di incertezza e “accettano” il rischio di fallimento.

Aggiungiamo anche che ci stanno alcuni settori ed alcune specifiche startup che dall’emergenza Corona virus stanno traendo buoni profitti.
Nonostante, come abbiamo visto, spesso nascano o diventino forti proprio sulla spinta dei periodi di instabilità economica, le startup sono particolarmente vulnerabili ai periodi di crisi sotto diversi aspetti, che meritano di essere analizzati in maniera indipendente.

2) PERFORMANCE DEL TEAM

Più di altre realtà, le startup (specialmente quelle digitali) sono abituate ad operare attraverso modalità di lavoro smart.
Tuttavia, è altrettanto vero che le startup sono strutture organizzative “leggere”, in cui il personale spesso ricopre ruoli interfunzionali; la riduzione della produttività anche di un solo membro del team può creare, quindi problemi significativi per le attività interdipendenti.
Questa, in una situazione come quella che stiamo vivendo con l’epidemia di Covid-19, non è una circostanza affatto remota.
Si crea una “dispersione dell’attenzione”, che può avere un impatto cumulativo se considerata nei giorni, settimane e mesi dell’epidemia. Essa è comprensibilmente dovuta a:

  • necessità di soddisfare i bisogni personali: l’assistenza familiare, problemi di assistenza sanitaria, problemi lavorativi, preoccupazioni verso le esigenze della società (come il monitoraggio dello sviluppo del virus e l’andamento dei provvedimenti statali).
    La necessità di occuparsi di problemi familiari durante il lavoro da remoto rappresenta, inevitabilmente, motivo di calo delle performance.
    Inoltre, anche nel caso l’ufficio non dovesse chiudere, si andrà probabilmente incontro ad una maggiore frequenza di assenze e permessi, che le startup non potranno essere in grado di sostenere a lungo.
    Queste considerazioni sono particolarmente delicate, perché devono essere inserite tra i KPI nella valutazione della risorsa.

3) CATENA DI FORNITORI

Turbolenze nelle catene di fornitura possono avere conseguenze significative per le startup in una vasta gamma di settori. Ciò è particolarmente vero nel panorama delle startup hi-tech,  in quanto per prodotti ad alta tecnologia si tende a concentrare le forniture in un gruppo limitato di venditori.

Poiché la Cina è il maggior produttore mondiale di beni industriali (in particolare parti di base) – spesso ai prezzi più bassi del mondo – gli obblighi di quarantena diffusi in molte regioni del vasto territorio cinese si stanno dimostrando deleterie. Inoltre poiché le epidemie virali si diffondono in altri importanti paesi manifatturieri (come il Vietnam, il Bangladesh e il Messico), probabilmente le catene di approvvigionamento di parti strumentali affronteranno carenze, ritardi o abbassamento degli standard di qualità.

4) INTERRUZIONE DELLA DOMANDA DI SERVIZI

La vita di una startup, alcune volte, dipende da collaborazioni con grandi imprese per la fornitura di servizi. Le interruzioni in questa catena di fornitura (che potremmo definire “soft”) possono rivelarsi deleterie per il ritmo lavorativo della startup.

Ciò riguarda anche i servizi offerti alla pubblica amministrazione o di utilità pubblica per il cittadino, su cui numerose startup (specialmente digitali) hanno costruito negli ultimi anni la loro value proposition.

Quale futuro per il mondo startup dopo l’epidemia di Coronavirus?

La pandemia di Coronavirus COVID-19 rappresenta una sfida eccezionale per un’intera generazione di imprenditori, siano essi piccoli commercianti, investitori, grandi impresari o startupper.
A questi ultimi – e in particolare a coloro che operano nei settori Med Tech, Bio Tech e Life Science (leggi articolo di approfondimento a riguardo) viene chiesto anche di dare un grosso contributo in termini di soluzioni tecnologiche per contrastare l’epidemia, affiancando le grandi compagnie farmaceutiche e le università, come nelle call indette dalla Commissione Europea.

AUTORE

Gianluca Giordani

Tutte le storie di: Gianluca Giordani

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