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Startup Hub e territori dell’innovazione

1024 652 Gianluca Giordani
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Alla scoperta degli ecosistemi dell’innovazione: gli hub mondiali dove le startup convivono e crescono

Da una cinquantina d’anni, ormai, uno dei fattori principali della crescita economica è l’innovazione scientifica e tecnologica…

…e gli investimenti in “Ricerca e Sviluppo” hanno assunto sia per le grandi imprese che per gli Stati un’importanza strategica.

Le “Politiche dell’innovazione” rappresentano l’anello di collegamento con altre politiche nazionali ed internazionali, quali ad esempio quelle in materia di occupazione, cultura, competitività, formazione, energia, ambiente e territorio.

Queste dinamiche – unite a rapporti economici, finanziari e commerciali sempre più intensi nello spazio globalizzato – hanno portato negli anni alla formazione in varie parti del mondo di vere e proprie “Tecnopoli dove ricercatori, scienziati, startupper, acceleratori e fondi di investimento vivono a stretto contatto in territori che favoriscono la contaminazione tra le diverse anime di un progetto di impresa innovativa.

Dalla Silicon Valley in California, alla Silicon Vady in Istraele, passando per la Bengaluru’s Startup City in India, in questo articolo vi proponiamo un focus su alcuni dei principali Hub dell’innovazione mondiale.

Fonte: MIT Technology Review, “World Innovation Clusters”, 2013; Medium.com, 2018.

SILICON VALLEY – USA

Probabilmente il più conosciuto Hub di innovazione e investimento tecnologico a livello mondiale.
Nella Silicon Valley sono nate e cresciute grandi aziende che hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo dell’era digitale.

Situato in California, tra la baia di San Francisco e le montagne di Santa Cruz, questo polo di innovazione si è sviluppato intorno alla prestigiosa Università di Stanford che, alla fine della seconda guerra mondiale, ha deciso di investire nella costruzione dello Stanford Industrial Park: un polo ad alta tecnologia che offriva a società innovative prezzi vantaggiosi per costruire le loro sedi, permetteva un collegamento veloce con fondi di investimento e dava la possibilità di ricevere assistenza tecnica e legale per i brevetti.

Fonte: Chris O’Brien | Mercury News, Bay Area News Group, “Valleys of the Valley”, 2012.

 

Proprio due laureati di Stanford, Bill Hewlett e David Packard, hanno fondato nel 1939 in un garage a Palo Alto un’azienda di elettronica civile che ha preso il cognome dei soci fondatori e che sarà poi conosciuta in tutto il mondo con il suo acronimo, HP.
Il garage dove Hewlett e Packard hanno dato vita alla loro impresa esiste ancora oggi ed è considerato simbolicamente il luogo di nascita della Silicon Valley.

Durante gli anni settanta e ottanta questa parte della California vide l’affluenza di numerosi giovani laureati provenienti da facoltà tecniche e scientifiche, richiamati dalla presenza di aziende hi-tech o invogliati a lanciare sul mercato la propria startup, date le condizioni favorevoli.

Uno dei fattori per cui si è potuto concretizzare il miracolo della Silicon Valley è certamente quello culturale:

  1. Le ondate di immigrati europei, asiatici e sudamericani con un alto livello di istruzione furono bene accolte dai californiani, da sempre amichevoli nei confronti delle diversità e delle novità.
  2. Il modello americano, in cui chiunque può farcela se dotato di talento, buona volontà e passione e in cui il rischio del fallimento viene visto come esperienza formativa da cui ripartire.
  3. La forma mentis e l’approccio delle Università, che sono molto diverse rispetto a quelle europee: in Silicon Valley la ricerca applicata e la creazione di startup da parte dei ricercatori e degli scienziati sono incoraggiate con ogni mezzo possibile.
  4. La vicinanza (non solo geografica) di tante aziende che fanno della cultura dell’Open Innovation uno dei loro punti cardine. Una cultura della collaborazione, che alimenta di continuo il processo.

A fine 2018 nella Fortune 1000 – la classifica stilata da Forbes che comprende le più grandi aziende statunitensi per fatturato – ben 39 di esse sono nate e sono cresciute in Silicon Valley e il valore economico delle startup che hanno la loro sede operativa in questo territorio ha superato i 500 miliardi di dollari.

SILICON WADI – ISRAELE

In Istraele, sulle coste del Mediterraneo, è sorto negli ultimo 20 anni il più importante Hub dell’innovazione del Medio Oriente: la Silicon Wadi.
“Wadi” significa “Valle” e in questo caso indica più precisamente il territorio che si estende nei dintorni della città di Tel Aviv, dove hanno la loro sede circa 1200 startup in un area di 52 km quadrati!

Fonte: Le parisiean, “Israël, la terre promise des start-up”, 2018

La storia della nascita e dello sviluppo della Silicon Wadi rappresenta un esempio di utilizzo virtuoso da parte di uno Stato del capitale umano e intellettuale del suo popolo.

Istraele è, infatti, un Paese piccolo e di recentissima costituzione, ma con una popolazione in possesso di un livello di istruzione molto alto con una spiccata propensione per l’innovazione e la ricerca.

Lo Stato di Istraele, sin dalla sua fondazione, si è fatto promotore di politiche di investimento in Ricerca e Sviluppo su progetti civili e militari che hanno aperto la strada al contatto tra le startup e le grandi aziende occidentali operanti nel settore delle tecnologie avanzate.

Paolo De Stefanis (CEO di Day One) e Cristiano Panfili (Investment Manager & Partner) in Silicon Vady nel 2018

Il programma YOZMA 

Negli anni 90 il Governo istraeliano ha dato un’accelerata allo sviluppo dell’ecosistema startup nella Silicon Wadi tramite il programma YOZMA.

Yozma in ebraico significa “Iniziativa”. Lanciato nel 1993, questo programma aveva come obiettivo quello di porre in essere un sistema in grado di strutturare fondi di venture capital nazionali e di attrarre investitori esteri attraverso forme di co-investimento pubblico-privato (risk-sharing).

Il capitale che Istraele ha investito per il programma YOZMA è stato di 100 milioni di dollari, ripartiti in:
– 80 milioni – investimenti in fondi di venture capital.
– 20 milioni – investimenti diretti in startup hi-tech.

Su tutti i dettagli tecnici e finanziari del programma vi invito a maggiori approfondimenti, molto interessanti per chi lavora nel mondo startup.

Uno degli aspetti più interessanti di YOZMA è il tentativo programmatico di favorire la contaminazione e la collaborazione tra fondi nazionali e stranieri per l’apprendimento di conoscenze: per essere ammessi al programma i fondi dovevano essere necessariamente affiancati da un’Organizzazione straniera o da una israeliana che già aveva esperienza e successi all’attivo.
I 100 milioni di fondi governativi, tramite un effetto leva, hanno attirato altri 150 milioni di dollari da altri fondi privati esteri..

Anche nel caso della Silicon Wadi, quella culturale è stata una componente determinante per lo sviluppo di un ecosistema di imprese innovative che, ad oggi, conta più di 8000 startup.
La maggior parte degli startupper istraeliani hanno avuto una formazione di tipo militare, che ha fatto nascere in loro uno spirito di collaborazione molto forte, che è difficile da rintracciare in altre parti del mondo; questo vuol dire darsi una mano e condividere conoscenze, risorse ed esperienze.

Inoltre questo spirito mitiga anche la paura del fallimento e spinge a ricominciare sulla base delle esperienze e del network costruito nel tempo.

BANGALORE STARTUP CITY – INDIA

Bangalore era la capitale tecnologica dell’India molto prima dell’avvento dell’era digitale.
In questa città, infatti, agli inizi del XX secolo è sorto il primo istituto di ricerca scientifica e tecnologica del Paese (collaborando attivamente con gli istituti di ricerca Britannici).

Da circa 30 anni l’India ha dato una svolta alle sue politiche economiche con l’obiettivo di diventare un grande player nel mercato internazionale in campo tecnologico.
Molte grandi imprese operanti nel settore delle tecnologie avanzate  e centri di assistenza internazionali si sono insiediati nell’area intorno a Bangalore, attratti anche e sopratutto dal pool di talenti e dal costo del lavoro.
Questo ha reso Bangalore una città cosmopolita, dove convive un mix di startup e grandi multinazionali che adottano la filosofia dell’Open Innovation e dove un numero sempre maggiore di lavoratori altamente qualificati si riversa, attratto dallo scambio di esperienze e crescita professionale.

Si stima che la valutazione dell’ecosistema startup di Bangalore si aggiri intorno ai 19 miliardi di dollari e che siano attive oltre 2000 startup.

Un fattore chiave dell’affermazione di Bangalore come Hub dell’innovazione internazionale è certamente la presenza di una massa critica di popolazione (9 milioni di abitanti) che consente alle startup – sia produttrici di prodotti che di servizi – di accedere ad una community di early adopter molto nutrita per testare il prodotto finale.

Come dice Paul Graham nel suo saggio “How to Be Silicon Valley”, uno degli ingredienti attivi di un hub di startup di successo sono le istituzioni educative. Bangalore è la sede del maggior numero di istituti di ingegneria del paese (tra cui IIM e IISc).

 

AUTORE

Gianluca Giordani

Tutte le storie di: Gianluca Giordani

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